

A Napoli la “questione sociale” è un tema onnipresente nel dibattito pubblico: come emergenza perpetua, violenza latente, sofferenza data e ricevuta. I suoi protagonisti sono costantemente sotto osservazione. Eppure, il suo nucleo resta un tabù: negato, immutabile, inalterato nel tempo. Nessuno si interroga sulle sue ragioni, sulla sua essenza. Non diventa mai una questione politica. Per individuarlo e portarlo alla luce, più che gli strumenti che abbiamo ereditato da Marx potrebbero esserci utili quelli che ci ha lasciato Frantz Fanon.
Le storie di Pio, lavoratore precario nell’industria del turismo, quella della famiglia di Ugo, in cerca di verità e giustizia dopo l’omicidio del ragazzo, infine quella dei disoccupati organizzati in lotta da anni per un lavoro dignitoso, rispecchiano tre movimenti di un’unica traiettoria, che accomuna le vite degli invisibili, dei senza voce della città.
APRILE 2026
VEN. 24 h20:00| ASTRADOC | NAPOLI + Q&A
LUN. 27 h21:00 | TIQU Teatro | GENOVA + Q&A
MAR. 28 h20:30 | CINEMA MASSIMO | TORINO + Q&A
GIO. 30 h19:10| BELTRADE | MILANO + Q&A
MAGGIO 2026
4 / 10 | CASACINEMA | NAPOLI
MAR. 5 h21:00 | GREENWICH | ROMA + Q&A
MER. 6 h21:00 | CINEMA ARSENALE | PISA + Q&A
MAR. 12 h20:30 | CINETEATRO DON BOSCO | POTENZA + Q&A
MER. 13 h19:30 | IL PICCOLO | MATERA + Q&A
VEN 15 h21:30 | CASACINEMA| NAPOLI + Q&A
SAB 16 h15:00 | CASACINEMA| NAPOLI
DOM 17 h15:00 | CASACINEMA| NAPOLI
VEN 22 h15:00 | CASACINEMA| NAPOLI + Q&A
SAB 23 h16:00 | CASACINEMA| NAPOLI
DOM 24 h16:00 | CASACINEMA| NAPOLI
GIUGNO 2026
SAB 13 h20:00 | FATIMA| SALERNO
SAB 27 h20:30 | CAFFÉ DELL’ORTO | BENEVENTO
LUGLIO 2026
SAB 18 h22:00 | CINEMA DEL REALE| CORIGLIANO D’OTRANTO (LE)
LUN 27 h20:30 | AIFF | ARIANO IRPINO (AV)
Padrone e sotto in concorso al Bergamo Film Meeting nella sezione Visti da vicino
Proiezione il 13 marzo 2026 ore 20:15 Sala dell’orologio, Bergamo
Sarà presentato in anteprima mondiale all’Algeri film festival.
Prima proiezione l’8 dicembre alle 15:00. Seconda proiezione 9 dicembre alle 14:00

Amaro, il film di Roberto-C è monito, archivio complesso, registro di anime che si inerpicano su un terreno insidioso, un purgatorio che frana sotto i piedi, che non conduce, anzi, il più delle volte sprofonda. Eppure capita che alcune volte queste anime arrivino fino in cima per fare loro, di un Garibaldi di turno, un invisibile fantasma. (Leggi qui)
Padrone e sotto è un’opera essenzialmente politica. Il filosofo francese Jacques Rancière nel suo Il disaccordo definisce la politica come l’azione di dare voce a chi è escluso, evidenziando il «torto» di chi è senza parte e ridefinendo il significato stesso di comunità. Ecco, Padrone e sotto racchiude tale interpretazione, illuminando la politica del quotidiano come conflitto fondamentale del sensibile che rompe l’ordine gerarchico della polizia. (leggi qui)
Padrone e sotto si impone come un documentario d’osservazione puro, privo di retorica, capace di seguire la traiettoria di tre storie esemplari. Vi troviamo l’esito di un percorso tragico, i cui rivoli conflittuali suggeriscono però, sottovoce, una verità ostinata: tra chi sta sopra e chi sta sotto non è mai detta l’ultima parola. (leggi qui)
Il cinema di Roberto-C. oltrepassa il documentario di creazione. È, forse, un cinema selvaggio che usa il reale non tanto come materiale documentario ma come crudezza narrativa. È un cinema sgranato, irregolare, inestetico ma sovversivo. (leggi qui)
Roberto-C. parla del suo nuovo film in tour nelle sale. Le giovani generazioni, le lotte organizzate. (leggi qui)
Lo sguardo del film si cala all’interno delle azioni di strada, ai presìdi, alle manifestazioni, a una processione che intreccia scandalosamente i santi e Ugo Russo lasciando emergere lo spirito indomito di una città invisibile ma decisa a non farsi calpestare né ridurre all’irrilevanza. Silvia Nugara (leggi qui)
Possedere il mondo sotto forma di immagini
significa, esattamente, risperimentare l’irrealtà
e la lontananza del reale (Susan Sontag)
I nostri primi due film li abbiamo girati nel formato quasi quadrato del 4:3. Forse spinti dalla volontà di instaurare un dialogo alla pari con le immagini d’archivio. Una spinta ulteriore deve esserci arrivata direttamente dalla luce che nei vicoli di Napoli piomba dall’alto, tuffandosi tra i palazzi a disegnarne i contorni. Serve verticalità per raccontare la stratigrafia che va, salendo e scendendo, dai bassi alle antenne; occorre tenere in un unico sguardo quel groviglio indistricabile di miseria e nobiltà. Però questa volta abbiamo aggiunto inquadrature in 16:9, lasciando che le immagini si comprimessero e dilatassero a mo’ di fisarmonica. Sempre evitando però tutto quanto c’è di panoramico, sottraendoci con testardaggine a una certa narrazione oleografica della città, fatta troppo spesso di vedute che non guardano. Da un lato riduciamo lo spazio filmico per evitare distrazioni, ammiccamenti, dall’altro dilatiamo lo sguardo, ne invertiamo la rotta, per stare nel fuoco, fondendoci con la realtà senza rinunciare a mischiarla con una menzogna feconda di sortilegio.
E allora in questo film cose e persone compaiono e scompaiono, scavano e sono scavate, sono visibili eppure non percepite, avanzano e indietreggiano nel tempo. Vediamo dipinti giganti che scompaiono e riappaiono, volti di glassa che vengono masticati, drappi cuciti e scuciti, suoni di botte e visioni assordanti. È l’eterna battaglia delle immagini, che sono ovunque eppure rischiano di perdersi nella continua inondazione del presente mediaevo.
Tra noi, per ridurre all’osso questo film, parlavamo di Schiacciati, Sfruttati, Indomiti. I primi, stretti nella morsa di uno stigma di matrice “razziale”, difficilmente sforano dal circuito criminalità-carcere-morte (Ugo). I secondi – larga maggioranza – per miracolo sfuggiti alla devianza, piombano nel tritacarne del lavoro miseramente salariato. Accantonate velleità di qualsiasi tipo finiscono con il chiudersi in quell’alveo familiare che costituisce la loro prigione (Pio). Agli Indomiti invece succede di deragliare da una traiettoria preconfezionata perché a un certo punto del loro cammino qualcuno (Eddy, Mimì) gli mostra che mettersi insieme ad altri – aldilà dei meri intenti di sopravvivenza – restituisce quella gioia e quella consapevolezza che la società capitalista tende deliberatamente a seppellire (Angelo, I disoccupati organizzati tutti). Lotto dunque sono. Perché solo così, forse, si potrà “interrompere il flusso delle lacrime ereditarie”.
